FAI Emilia ha scritto ed incontrato il Prefetto di Parma Antonio Lucio Garufi per segnalare le difficoltà che il settore dell’autotrasporto sta affrontando a causa del recente aumento dei costi operativi. In particolare, viene evidenziato il significativo incremento del prezzo del gasolio, passato in poche settimane da 1,695 €/l a 2,092 €/l, con un impatto rilevante sui bilanci delle imprese. A questo si aggiungono rincari su pneumatici, automezzi ed energia elettrica, che rendono più complessa la gestione quotidiana delle attività.
L’Associazione sottolinea che, pur essendo emersi in alcune zone del Paese episodi di fermi spontanei, nel territorio emiliano la situazione è rimasta stabile grazie al senso di responsabilità degli operatori e al dialogo costante con la categoria. Tuttavia, il contesto generale rimane delicato.
Viene richiamata attenzione sul fatto che alcune norme, come la clausola di salvaguardia sul gasolio, non vengono sempre applicate, creando difficoltà nei rapporti contrattuali con i committenti. Inoltre, la debolezza strutturale del comparto può favorire comportamenti non corretti e ostacolare lo sviluppo dell’intermodalità ferroviaria. Inoltre si auspica che il Governo possa procedere quanto prima con il provvedimento annunciato, ritenuto utile per sostenere le imprese in questa fase. Viene inoltre auspicato un confronto più strutturato tra istituzioni e operatori, con l’obiettivo di definire regole chiare e strumenti efficaci per garantire stabilità a un settore che svolge un ruolo fondamentale per l’economia nazionale.
Sul delicato tema è intervenuto il Presidente FAI Emilia Leonardo Lanzi
Qual è oggi la situazione dell’autotrasporto in Emilia e in Italia?
La situazione è estremamente critica. In poche settimane il prezzo del gasolio è aumentato del 24%, passando da 1,695 €/l a 2,092 €/l. Per le nostre imprese il carburante rappresenta fino al 40% dei costi totali. A questo si aggiungono rincari su pneumatici, automezzi ed energia elettrica. È un mix che sta mettendo in seria difficoltà l’intero comparto.
In alcune zone del Paese si sono verificati fermi spontanei dei servizi. C’è il rischio che accada anche in Emilia?
In Emilia finora non si sono registrate proteste, grazie al senso di responsabilità degli operatori e al lavoro costante della nostra associazione. Ma la tensione è reale. Se non arriveranno misure concrete, il rischio che la situazione degeneri esiste.
Cosa chiedete al Governo?
Chiediamo che venga emanato subito il provvedimento promesso ormai da settimane. Le imprese non possono più sostenere questi costi senza un supporto adeguato. Serve un intervento rapido e mirato per evitare che molte aziende siano costrette a fermarsi.
Nella vostra lettera denunciate anche problemi strutturali del settore. A cosa vi riferite?
Parliamo della mancata applicazione di regole già esistenti, come la clausola di salvaguardia sul gasolio, spesso rifiutata dai committenti. Parliamo di una debolezza contrattuale che favorisce concorrenza sleale e penalizza le aziende virtuose. E parliamo della difficoltà a sviluppare l’intermodalità ferroviaria, che sarebbe fondamentale per affrontare la carenza di autisti.
Quali sarebbero le conseguenze di un eventuale blocco dei camion?
Conseguenze immediate e pesantissime. L’autotrasporto muove quasi il 90% del PIL nazionale. Se i camion si fermano, nel giro di pochi giorni si blocca la filiera industriale, quella commerciale e, di conseguenza, la vita quotidiana dei cittadini.
Qual è la vostra proposta per uscire da questa crisi?
Serve un tavolo di confronto stabile, facilitato dal Governo, per definire regole certe e strumenti applicabili. La logistica è un pilastro del Paese: senza un quadro normativo chiaro e rispettato, continueremo a vivere crisi ricorrenti. Noi siamo pronti a collaborare, ma servono decisioni rapide.