La sicurezza è un valore, non un elastico o un optional

22 Lug by fai-emil

La sicurezza è un valore, non un elastico o un optional

In ogni Paese democratico il valore della sicurezza dovrebbe essere indisponibile. Nel nostro Paese molti la esaltano ma parecchi non la perseguono. Gli esempi che cito non possono che confermare quanto sopraddetto. Basta prendere lo spunto da quanto i media rendono noto. Ogni giorno è sempre buono per trovare il virologo o esperto di turno che garantisce l’arrivo di una seconda ondata della pandemia oppure qualche politico che, non teme di coprirsi di ridicolo, e minaccia nuovi lockdown a fronte di una decina circa di contagiati nella Sua regione. In gran parte sono persone provenienti da paesi dove il virus è particolarmente presente, ma mentre si minaccia di rinchiudere gli italiani, si fanno entrare immigrati provenienti da Paesi altamente contaminati o non si impedisce la fuga di coloro che “ospitati” nei centri di accoglienza. La sicurezza e il rispetto dei diritti costituzionali dov’è? Le riduzioni del numero dei contagiati e dei defunti non conta. Invece si prosegue a voler diffondere paura e insicurezza. Il motivo ritengo abbia poco a che vedere con la sicurezza. Se ci spostiamo nel settore trasporti c’è da inorridire. Sempre più leggiamo sui giornali che gli incidenti che vedono coinvolti monopattini e biciclette sono in incremento. Ma la sicurezza non dovrebbe imporre le giuste regole per chi utilizza tali mezzi? È possibile che si consenta a questi utenti di poter circolare in senso unico o sui marciapiedi mettendo a rischio l’incolumità di persone anziane o bambini, senza che si emani la norma più semplice ed efficace che esista. Chi circola violando le norme di sicurezza (che devono essere in modo assoluto emanate o adeguate) è punito oltre che con le sanzioni pecuniarie anche con il sequestro del mezzo e costretto a rifondere i danni arrecati. E’ troppo? O forse in questo caso è il principio (falso) di libertà antitetico alla sicurezza a prevalere? Parliamo dei mezzi pesanti. Una norma in vigore prevede che quando si verificano incidenti con feriti gravi o decessi siano sempre previste opportune verifiche sui componenti della filiera, soprattutto con una particolare attenzione al rispetto delle normative sociali e di sicurezza nel trasporto. il Governo è in grado di indicare il numero di quante verifiche siano state effettuate nei casi di incidenti? Credo proprio di no! Ma questa è una omissione di doveri d’ufficio! Anche per questo le federazioni dell’autotrasporto, prima con Delrio, poi con Toninelli ed ora con l’attuale Ministro hanno ottenuto l’impegno che il Ministero promulghi quelli che sono i costi indicativi derivanti dal rispetto delle norme sulla sicurezza stradale e sociale (anche in questo caso vi è una legge che lo prevede). Lo scopo è fornire elementi di riferimento. Dopo anni siamo ancora in attesa così come sulle norme per i tempi di pagamento.

La norma sui costi minimi di riferimento per la sicurezza è stata giudicata sia dalla Corte Costituzionale che europea pienamente legittima, purché sia un soggetto pubblico ad indicarne i parametri. Ad oggi non è avvenuto nulla! Ovviamente la sicurezza è negli interventi dei rappresentanti politici sempre posta al centro con grande fermezza. (a parole!) E’ certo che un elemento che induce a comportamenti non rispettosi della sicurezza sia il dumping sociale che esaspera la concorrenza soprattutto attuata dai competitori esteri. Nonostante segnalazioni in Italia è successo poco. Ebbene il 16 luglio la Corte di Giustizia Ue ha sentenziato che un conducente residente a Cipro ma operante presso una impresa olandese deve essere considerato come un lavoratore dell’impresa che lo utilizza. Quindi contributi, salario, etc. Il principio è di una chiarezza disarmante: il datore di lavoro di conducenti di autoveicoli pesanti impiegati nel trasporto internazionale su strada “è l’impresa di trasporto che esercita su tali conducenti l’autorità effettiva e non quella che con la quale l’autista ha stipulato il contratto di lavoro”. Esattamente la tesi di Conftrasporto. Il Ministero del lavoro e l’ente di previdenza sociale olandese, a differenza di quanto succede in Italia dove si parla di sicurezza e basta, hanno difeso le imprese del proprio Paese ed anche le entrate dello Stato. Ecco allora perché la domanda se la sicurezza sia un valore o un elastico da tirare come si vuole. E’ giunto il momento, dunque, di finirla con le chiacchiere, gli impegni rimandati e le dichiarazioni solo nei convegni. Occorrono i fatti! In un momento difficile come quello che il mondo del trasporto sta vivendo il Governo deve, non solo destinare risorse per garantire la liquidità necessaria (a chi sostiene che le imprese di autotrasporto tutto sommato hanno operato nel periodo di chiusura propongo di guardare i risultati che emergono dall’Osservatorio sui trasporti che l’ufficio studi della Confcommercio ha elaborato. Nei primi sei mesi del 2020 la riduzione del traffico registrata è stata pari al 31,2 per cento). Intende il Governo attuare in nome della sicurezza, a quelle normative che non costano ma che concorrono a determinarla? Vorremmo risposte, ma non verbali.

Da Ruote d’Italia di Paolo Uggè

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