Il punto di Paolo Uggè: “Un rischio essere esclusi dai traffici europei. Mini Tav? Ma fateci il piacere…”

4 Mar by fai-emil

Il punto di Paolo Uggè: “Un rischio essere esclusi dai traffici europei. Mini Tav? Ma fateci il piacere…”

Dopo le elezioni in Sardegna la situazione politica si sta complicando sempre più. Sembra che ogni leader politico abbia la ricetta giusta per affrontare e risolvere i problemi del Paese ma i segnali che giungono da più parti, anche a livello internazionale, non possono lasciarci tranquilli.

L’Unione Europea sostiene che “l’Italia non sta ancora giocando il Suo ruolo chiave nella strategia europea  dei trasporti”. La preoccupante affermazione  è contenuta nel Country Report. Una delle ragioni nasce dai ritardi accumulati dal Governo sulla Tav Torino –Lione che, come più volte ho potuto sostenere, è parte di uno dei quattro corridoi TEN-T immaginati per far fronte ai maggiori flussi di trasporti in Europa e non un collegamento tra due città Torino-Lione. Mi rendo conto di ribadire  concetti già espressi ma ritengo che sia  opportuno farlo di fronte a certe prese di posizioni sbagliate frutto di indagini forse troppo di parte, oppure  originate da esigenze elettorali, come la proposta di un referendum, a nostro avviso illegittimo e frutto di pura demagogia, da accomunarsi in concomitanza con le elezioni regionali, (interessa a qualche candidato?). Tutto questo lo ritengo frutto della cultura del “non fare o della decrescita felice”, e comunque rispondono all’esigenza politica solo di prendere tempo. Tutte però metterebbero per sempre ai margini dello sviluppo economico il nostro Paese. Vi ricordate il referendum sul nucleare? L’Italia si espresse per il no, grazie ad una comunicazione studiata dagli avversari di quella scelta ed ora ne paga le conseguenze economiche (40 Mld anno costa l’acquisto di energia da Paesi che sono ai confini con il nostro) correndo gli stessi rischi che secondo i propugnatori del No si sarebbero invece evitati bocciando tale fonte di energia.

Essere esclusi dai traffici europei rischia di essere ancora peggio in quanto i tempi di realizzazione delle infrastrutture si computano in decenni e le merci, una volta individuata la strada, ed a nord delle Alpi ne esistono di possibilità alternative, non la abbandoneranno più, condannando l’Italia a restare per sempre ai margini.

Che l’opposizione alla Tav sia frutto di una visione ben consolidata sulla quale si regge la politica del “non fare” la si coglie sentendo le dichiarazioni di alcuni leaders del movimento 5 stelle che si dicono disposti a sbloccare tutti le opere da realizzarsi, tranne la Tav. Difficile sostenere che questa non sia la dimostrazione di una ideologia preconcetta che prescinde da qualsiasi valutazione dei benefici/costi, per altro effettuati più volte sia a livello comunitario che dalla stessa Francia e fornendo risultati positivi sull’opera.

Sono certamente legittime le perplessità di chi ritiene che le opere infrastrutturali siano il male assoluto. Le persone con qualche anno sulle spalle si dovrebbero ricordare che negli anni 60 all’inaugurazione di quella che sarebbe divenuta la spina dorsale del Paese, l’Autosole, le contrarietà di un partito d’opposizione erano ben descritte nel giornale di partito che così commentava l’opera il giorno dell’inaugurazione : “abbiamo l’autostrada ma non sappiamo bene a che serve”. L’Autostrada del Sole è lì a dimostrare quanto invece quella intuizione sia stata illuminante. In tutto il mondo si stanno realizzando ponti, autostrade, tunnel. Ma ricordando il passato non possiamo dimenticare che il traforo del Frejus fu una intuizione di un uomo che era un vero statista Cavour, Solo che allora chi si assumeva le responsabilità erano leaders dei quali oggi forse siamo carenti. Oggi pur di non mettere a rischio la poltrona si ricorre alla “mini TAV”. Ma fateci il piacere…..

Mercoledì 27 febbraio sul Corriere della Sera l’A.D. di Inalca-Cremonini e consigliere delegato di Filiera Italia, non certamente un rappresentante del mondo dei trasporti, sostiene quanto la logistica conti più dei bonus fiscali e che il fattore tempo sia fondamentale per non essere esclusi dai mercati. L’Italia è più competitiva nel mondo “franco cancello” ma con il franco destino, modalità dove la logistica e le infrastrutture sono la componente decisiva, “perde tutto”.

Molto sommessamente ci permettiamo di sottolineare quante volte abbiamo cercato di evidenziare quello  che è un concetto fondamentale. Per questo speriamo che il Presidente del Consiglio il vero responsabile  della politica economica del Governo assuma rapidamente una posizione determinata, definitiva e non di furbizia. Solo cosi si dimostrerà un leader illuminato ed avrà certamente la riconoscenza dei cittadini d’Italia e dell’intera Europa.
Da Fai.it il punto di Paolo Uggè

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